Morena Cokaj
M. Cokaj - Il fascino dei cantieri: ogni cosa al suo posto
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Morena, 21 anni, ha frequentato il Liceo scientifico, poi, prima di iniziare il Bachelor of Science in Ingegneria civile della SUPSI, ha fatto uno stage di nove mesi in uno studio: un’esperienza che le ha aperto gli occhi, prima di tutto sul fatto che l’ingegneria civile fosse proprio la sua strada. Andare sul cantiere, vedere il progetto che evolve per Morena è stato, infatti, incredibile. Alla SUPSI ha la possibilità di capire nel concreto quello che studia, perché i progetti che affronta le rivelano il senso di ogni passaggio e di ogni sfida che ritroverà nel mondo del lavoro.
Perché hai deciso di studiare ingegneria civile?
Mi è sempre piaciuto il disegno tecnico. Ero indecisa fra architettura e ingegneria civile. Prima di iniziare la SUPSI ho fatto uno stage di nove mesi in uno studio e ho scoperto la differenza fra i due percorsi. Mi è piaciuto moltissimo lo stage e mi ha dato un ritmo, uno stile di vita. Sono stata in cantiere e questo mi ha permesso di “mettere insieme” i pezzi del lavoro e di capire perfettamente il senso di quello che disegnavo e progettavo in studio. Sul cantiere, infatti, vedi quale sarà l’opera o l’edificio che si sta costruendo, inoltre parli con le altre persone coinvolte, devi comunicare con loro: insieme crei un edificio unico che ha un suo scopo. Anche solo vederne la struttura, ti permette di immaginarti il luogo che prenderà vita e a cui hai contribuito. Seguire tutto il processo costruttivo è bellissimo! E fra tutte le tipologie di costruzioni, prediligo le case, perché poi diventano un nucleo famigliare, accolgono le persone.
Come mai hai scelto proprio il Bachelor of Science in Ingegneria civile della SUPSI di Mendrisio?
Volevo mettere le mani in pasta, non semplicemente ricevere pile di libri da studiare senza capire i concetti nel profondo. La SUPSI si è rivelata un mondo completamente diverso da tutte le scuole che avevo frequentato prima. Non è solo teorica come altre università o politecnici, ma ti prepara alla professione. Realizzando i progetti, capisci la materia e come si comportano i vari elementi. Senza questo, per me non avrebbe senso il percorso universitario. Una parola che non mi è mai piaciuta è studiare, perché sembra un obbligo, invece si tratta di conoscere. Me lo ripeto sempre: è una conoscenza in più per te, lo stai facendo per te.
Cosa è stato finora particolarmente significativo nel tuo percorso?
Adoro le docenti e i docenti perché ci mettono l’anima, vogliono che impari e fai tua la materia: ti ascoltano, sono disponibili. È bello quando ragioni a qualcosa, ne capisci il senso e poi di colpo si sblocca tutto. Durante il 1° anno, per esempio, dovevamo dedicarci al progetto strutturale di un capannone. Mi sono detta: “come faremo?”. Dopo neppure tre mesi, ci siamo riusciti, anche se all’inizio avevo pensato fosse impossibile. Il giorno della presentazione a docenti e assistenti ero lì con i miei appunti e i calcoli fatti e ho potuto vedere il risultato del mio lavoro. I progetti ti mettono alla prova: li monti pezzo per pezzo con le tue conoscenze, ti confronti con i docenti a tu per tu ogni settimana. Mi piace che ci voglia precisione: così è, così devi fare. Una volta capiti i concetti, puoi realizzare tutto e tutto acquisisce un senso. Se lo capisci, lo rendi tuo. Non serve a niente imparare le cose a memoria, devi capirle e piano piano crei i tuoi tasselli, il tuo mondo, il tuo bagaglio.
In qualche modo è cambiato il tuo modo di vedere gli edifici, i ponti, le strade?
Sì, per esempio io prendo sempre il treno e in stazione ci sono tante strutture reticolari, un tema che abbiamo affrontato il 1° anno. Sono ovunque, prima neppure le notavo, poi da un momento all’altro le ho viste dappertutto. Una volta che analizzi qualcosa, hai un nuovo sguardo. Il mio approccio è quello di entrare, per modo di dire, nelle strutture con cui mi devo confrontare, per esempio una trave, come se io diventassi quella trave: se un peso viene messo in un certo punto sulla trave, cosa succede? Se cade qualcosa, come si comporta? Se comprendi la base, riesci a evolvere e capire sempre di più, passo dopo passo. Ecco perché mi piace così tanto.
Morena, dopo la maturità liceale, ha frequentato l’APA-anno di pratica assistita (con lo stage di pratica professionale di cui parla nell’intervista, riconosciuto e organizzato dalla SUPSI), prima di iniziare il Bachelor of Science in Ingegneria civile.