Anna Bolla
A.Bolla - Dallo spazio alla mostra: la passione di progettare per creare esperienze
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Anna, 25 anni, ha conseguito il Bachelor of Arts SUPSI in Architettura d’interni e oggi lavora alla SUPSI come assistente del corso di laurea che ha frequentato. Parallelamente, collabora anche con l’Istituto design seguendo progetti di museografia, un ambito che la appassiona profondamente e nel quale desidera specializzarsi. Il suo obiettivo professionale? Dedicarsi all’exhibit design, progettando e allestendo mostre in grado di coinvolgere il pubblico attraverso percorsi narrativi e spaziali curati nei dettagli.
Quali motivazioni ti hanno portata a scegliere il Bachelor of Arts in Architettura d’interni e come sono evolute le tue aspettative mentre avanzavi nel percorso di studi?
È stato un vero colpo di testa. Al liceo ho studiato lingue e poi ho iniziato Storia all’università, ma mancava qualcosa: sentivo il bisogno di una dimensione più pratica, il piacere di “fare”. Ho quindi cercato un percorso che mi emozionasse davvero e l’architettura d’interni ci è riuscita. Prima ho svolto uno stage in uno studio per alcuni mesi, poi ho intrapreso il Bachelor of Arts SUPSI in Architettura d’interni. È stata la scelta migliore che potessi fare. Ho adorato il connubio tra materie concettuali e materie pratiche, mi sono innamorata del "fare i modellini". All’inizio non immaginavo quanto sarebbe stato intenso, né le notti passate al Campus di Mendrisio. Ma proprio quelle sfide mi hanno insegnato ad organizzarmi, a gestire il tempo, a collaborare con gli altri e a diventare indipendente.
C’è stato un progetto o un corso che consideri essere stato particolarmente significativo nella tua formazione?
Tre momenti hanno segnato in modo particolare il mio percorso formativo alla SUPSI.
Il primo è stato il Workshop in Cooperazione (WoCO) che ho svolto in Etiopia alla fine del secondo anno: un’esperienza intensa e trasformativa, che mi ha fatta crescere sia dal punto di vista umano sia da quello progettuale. Confrontarmi con un contesto così diverso mi ha aiutata a cambiare prospettiva, a comprendere meglio il valore sociale dell’architettura e a sviluppare una maggiore consapevolezza del mio ruolo come progettista.
Il secondo è stato un atelier del terzo anno, che ha rappresentato per me una vera svolta. È stato il momento in cui ho iniziato a sentirmi più sicura delle mie capacità, più consapevole delle mie scelte e con una visione progettuale molto più chiara e strutturata.
Infine, i progetti di museografia hanno avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso. Mi hanno permesso di scoprire un ambito capace di unire progettazione, tecnica e manualità, e in cui il rapporto tra spazio, oggetto e narrazione diventa centrale. È un campo che oggi sento profondamente mio e nel quale desidero continuare a crescere. La mia tesi, “La Mano del clima e la Mano dell’Uomo”, rappresenta la sintesi di questo interesse: è diventata un progetto concreto, realizzato in collaborazione con l’Istituto design della SUPSI e il Museo cantonale di storia naturale di Lugano, ed è stata un’esperienza davvero entusiasmante. Vedere un lavoro nato come progetto di tesi trasformarsi in una mostra reale mi ha dato grande soddisfazione e consapevolezza.
Oggi, con l’Istituto design, seguo progetti di museografia: è un’ottima palestra per il futuro e mi ha permesso di capire con chiarezza che è proprio questo l'ambito in cui desidero specializzarmi. La museografia unisce progettazione, ricerca, tecnica e racconto dello spazio, ed è il campo in cui mi vedo crescere professionalmente nei prossimi anni.
Come hai vissuto il passaggio da studentessa ad assistente nel Bachelor of Arts SUPSI in Architettura d’interni, e in che modo la tua esperienza da studentessa influenza il tuo lavoro oggi?
Il passaggio da studentessa ad assistente è stata una sorpresa inaspettata e allo stesso tempo un cambiamento significativo di prospettiva. Tornare nello stesso corso con un ruolo diverso significa diventare una figura di riferimento: non una docente, ma una presenza competente e disponibile, capace di accompagnare le studentesse e gli studenti nel loro percorso. Sento questo ruolo come un’opportunità per rivivere il Bachelor con occhi nuovi e con maggiore consapevolezza.
È anche un’occasione per approfondire aspetti che da studentessa non avevo potuto esplorare pienamente. Osservo lezioni, esami e il lavoro dei docenti per comprendere meglio cosa affrontano gli studenti e poterli supportare efficacemente. La mia esperienza personale mi aiuta a capire il loro carico di lavoro e le difficoltà che incontrano, permettendomi di sostenerli e, quando serve, di incoraggiarli a dare il massimo.
Che consigli daresti a chi sta pensando di iscriversi al Bachelor of Arts SUPSI in Architettura d’interni?
Il consiglio principale è avere davvero voglia di farlo. Il Bachelor of Arts SUPSI in Architettura d' interni è un percorso impegnativo, richiede tempo, costanza e molta energia. Ci saranno momenti di fatica e di dubbio, è normale, ma se c’è passione la si affronta in modo diverso.
È importante essere convinti della propria scelta e consapevoli dell’impegno che comporta. Informarsi bene, partecipare agli Open Day e capire se è davvero la propria strada è fondamentale. Se c’è motivazione, allora è un percorso che può dare moltissimo, sia professionalmente sia personalmente.