Teatro
Tecniche teatrali per Manager: Dalla scena alla sala riunioni - Blog Formazione continua
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- Dalla scena alla sala riunioni: tecniche teatrali per migliorare comunicazione e creatività del team
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"In futuro non avremo bisogno di api operaie, ma di persone creative che pensano fuori dagli schemi e mettono insieme idee diverse per risolvere problemi complessi. È esattamente ciò che si impara nella musica e nell'teatro, e anche la comunicazione e il lavoro di squadra”
Sir Simon Rattle
A chi non è capitato, almeno una volta nella vita, di partecipare a una riunione dove ogni idea sembra già sentita e la creatività è soffocata dalla routine? O dove i membri del gruppo evitano di esporsi, preoccupati di essere giudicati? È una situazione comune in molte organizzazioni, dove la paura di sbagliare e le dinamiche interpersonali limitano il potenziale del team.
La paura di commettere errori e di essere criticati è uno dei timori più diffusi in ambito professionale. Un fenomeno ampiamente studiato nel campo della psicologia della comunicazione, dove si mostra come l’ansia possa creare un ciclo vizioso che può portare a errori che alimentano ulteriormente il timore di fallire, rinforzando così il loop dell'ansia. È ciò che, in sociologia, viene definita: "una profezia che si autoavvera" o anche: "effetto pigmalione". Più ci si preoccupa di fallire, maggiori sono le possibilità di farlo.
È qui che entra in gioco il teatro, uno spazio di sperimentazione e libertà in cui le regole del quotidiano vengono sospese, che permette di rompere questo ciclo. Le tecniche teatrali permettono di esplorare nuovi modi di comunicare, promuovendo una cultura in cui l'errore diventa un'opportunità di crescita. Le difficoltà non vengono negate, ma rappresentate in modo tale da poter essere affrontate con leggerezza e ironia, senza il peso della colpa o del giudizio. Ridere di sé e dei propri errori non è solo liberatorio, ma aiuta ad affrontare i problemi con una nuova prospettiva. Attraverso esercizi di improvvisazione e giochi di ruolo, il teatro aiuta i membri del team a esprimersi con autenticità, a uscire dalla propria zona di comfort e a vedere le sfide da angolazioni diverse. Un approccio che libera l'energia creativa e favorisce un clima di fiducia e collaborazione che permette di trasformare le idee in azioni concrete.
La paura di commettere errori e di essere criticati è uno dei timori più diffusi in ambito professionale. Un fenomeno ampiamente studiato nel campo della psicologia della comunicazione, dove si mostra come l’ansia possa creare un ciclo vizioso che può portare a errori che alimentano ulteriormente il timore di fallire, rinforzando così il loop dell'ansia. È ciò che, in sociologia, viene definita: "una profezia che si autoavvera" o anche: "effetto pigmalione". Più ci si preoccupa di fallire, maggiori sono le possibilità di farlo.
È qui che entra in gioco il teatro, uno spazio di sperimentazione e libertà in cui le regole del quotidiano vengono sospese, che permette di rompere questo ciclo. Le tecniche teatrali permettono di esplorare nuovi modi di comunicare, promuovendo una cultura in cui l'errore diventa un'opportunità di crescita. Le difficoltà non vengono negate, ma rappresentate in modo tale da poter essere affrontate con leggerezza e ironia, senza il peso della colpa o del giudizio. Ridere di sé e dei propri errori non è solo liberatorio, ma aiuta ad affrontare i problemi con una nuova prospettiva. Attraverso esercizi di improvvisazione e giochi di ruolo, il teatro aiuta i membri del team a esprimersi con autenticità, a uscire dalla propria zona di comfort e a vedere le sfide da angolazioni diverse. Un approccio che libera l'energia creativa e favorisce un clima di fiducia e collaborazione che permette di trasformare le idee in azioni concrete.
E l'esempio David Foster Wallace
Le informazioni veicolate attraverso le storie restano più impresse rispetto a quelle presentate in modo tecnico o formale
Parte integrante di questo processo è la narrazione. Raccontare una storia permette non solo di distogliere l’attenzione dalle barriere mentali, ma di creare empatia tra i membri del gruppo, rendendo il messaggio più significativo e anche più facile da ricordare. Il cervello umano è naturalmente predisposto a ricordare storie. Come spiega Walter Fisher nella sua Narrative Paradigm Theory, siamo "creature narrative". Le informazioni veicolate attraverso le storie restano più impresse rispetto a quelle presentate in modo tecnico o formale. Le storie, infatti, coinvolgono il cervello a più livelli: attivano le aree del linguaggio, ma anche quelle legate alle emozioni e ai ricordi. Uno studio condotto dal neuroscienziato Paul Zak ha dimostrato che ascoltare una storia ben costruita provoca il rilascio di ossitocina, l'ormone legato all'empatia e alla fiducia.
Uno degli esempi più brillanti di narrazione efficace, nonché un grande esempio di arte oratoria, è il celebre discorso di David Foster Wallace, This is Water, pronunciato ai laureati del Kenyon College nel 2005. Wallace inizia raccontando una parabola semplice: due pesci giovani nuotano senza rendersi conto di essere nell'acqua, finché un pesce più anziano non glielo fa notare. È una storia apparentemente banale, ma introduce un concetto profondo: la consapevolezza di ciò che ci circonda, anche nelle piccole cose quotidiane. Wallace usa una "metafora estesa" che trasforma un episodio ordinario in un simbolo di una riflessione più ampia sulla vita.
La forza di Wallace sta nella sua capacità di usare una narrazione accessibile per toccare corde profonde nel pubblico. Non presenta il suo discorso come una lezione astratta, ma invita chi ascolta a riflettere su qualcosa di familiare e, in questo modo, crea una connessione immediata. Senza arrivare ai livelli di un fuoriclasse come Wallace che, d’altra parte, le storie le racconta per mestiere, è proprio questo il segreto della narrazione efficace: permette non solo di trasmettere informazioni, ma di creare un ponte empatico con chi ascolta. Attraverso la parabola, Wallace non si limita a spiegare il concetto di consapevolezza; lo fa vivere al pubblico, che interiorizza il messaggio in modo personale e intimo.
Uno degli esempi più brillanti di narrazione efficace, nonché un grande esempio di arte oratoria, è il celebre discorso di David Foster Wallace, This is Water, pronunciato ai laureati del Kenyon College nel 2005. Wallace inizia raccontando una parabola semplice: due pesci giovani nuotano senza rendersi conto di essere nell'acqua, finché un pesce più anziano non glielo fa notare. È una storia apparentemente banale, ma introduce un concetto profondo: la consapevolezza di ciò che ci circonda, anche nelle piccole cose quotidiane. Wallace usa una "metafora estesa" che trasforma un episodio ordinario in un simbolo di una riflessione più ampia sulla vita.
La forza di Wallace sta nella sua capacità di usare una narrazione accessibile per toccare corde profonde nel pubblico. Non presenta il suo discorso come una lezione astratta, ma invita chi ascolta a riflettere su qualcosa di familiare e, in questo modo, crea una connessione immediata. Senza arrivare ai livelli di un fuoriclasse come Wallace che, d’altra parte, le storie le racconta per mestiere, è proprio questo il segreto della narrazione efficace: permette non solo di trasmettere informazioni, ma di creare un ponte empatico con chi ascolta. Attraverso la parabola, Wallace non si limita a spiegare il concetto di consapevolezza; lo fa vivere al pubblico, che interiorizza il messaggio in modo personale e intimo.
Il teatro non è solo un’arte performativa, ma un laboratorio esperienziale in cui si allenano le competenze fondamentali per ogni dirigente di team
Per incoraggiare i collaboratori a esplorare la loro creatività e sviluppare soluzioni innovative, servono pratica e tecnica. Ecco perché il teatro emerge: non è solo un’arte performativa, ma un laboratorio esperienziale in cui si allenano le competenze fondamentali per ogni dirigente di team, come la comunicazione efficace, la gestione dello stress e la leadership collaborativa.
Uno dei punti di forza del teatro è la sua capacità di agire come vettore di cambiamento, proiettando le dinamiche rappresentate sul palco nella vita lavorativa. Ogni scena diventa un’occasione per stimolare una riflessione, innescando processi di innovazione e crescita all'interno dell'azienda. Diversi studi hanno dimostrato l'efficacia del teatro nel migliorare le competenze comunicative e ridurre l'ansia. Una ricerca su Psychology of Aesthetics, Creativity, and the Arts evidenzia che chi pratica il teatro ottiene una risposta emotiva maggiore dal pubblico, mentre lo Journal of Speech, Language, and Hearing Research sottolinea i benefici delle tecniche di respirazione per il controllo emotivo e la gestione dello stress. Prendiamo l’esempio della respirazione diaframmatica, una delle tecniche principali insegnate nel teatro: aiuta a mantenere il controllo emotivo, riducendo la frequenza cardiaca e diminuendo il rischio di "attacco di panico" di fronte al pubblico. Come afferma lo studioso di performance vocali Patsy Rodenburg: “La respirazione corretta è il ponte tra corpo e mente"... e chi controlla il proprio respiro, controlla anche la propria ansia.
Oppure l’improvvisazione, fondamentale per allenare la flessibilità mentale e la creatività in situazioni impreviste. Studi condotti dalla Stanford Graduate School of Business, hanno dimostrato che la pratica dell'improvvisazione riduce la paura dell'incertezza e aumenta la fiducia in sé stessi. In un esperimento, i partecipanti che avevano seguito un corso di improvvisazione teatrale hanno mostrato una riduzione significativa dei livelli di ansia da prestazione rispetto a coloro che avevano seguito corsi tradizionali di public speaking. Invece di percepire l'incertezza come una minaccia, grazie al teatro, si impara a considerarla un'opportunità per esprimere il proprio potenziale e sperimentare nuove soluzioni.
La vita, come diceva Pirandello, è tutta una recita. E allora perché non portare questa consapevolezza nella realtà lavorativa, utilizzando il teatro come ponte tra finzione e realtà, per allenarsi a diventare attori migliori nel proprio ruolo professionale?
Uno dei punti di forza del teatro è la sua capacità di agire come vettore di cambiamento, proiettando le dinamiche rappresentate sul palco nella vita lavorativa. Ogni scena diventa un’occasione per stimolare una riflessione, innescando processi di innovazione e crescita all'interno dell'azienda. Diversi studi hanno dimostrato l'efficacia del teatro nel migliorare le competenze comunicative e ridurre l'ansia. Una ricerca su Psychology of Aesthetics, Creativity, and the Arts evidenzia che chi pratica il teatro ottiene una risposta emotiva maggiore dal pubblico, mentre lo Journal of Speech, Language, and Hearing Research sottolinea i benefici delle tecniche di respirazione per il controllo emotivo e la gestione dello stress. Prendiamo l’esempio della respirazione diaframmatica, una delle tecniche principali insegnate nel teatro: aiuta a mantenere il controllo emotivo, riducendo la frequenza cardiaca e diminuendo il rischio di "attacco di panico" di fronte al pubblico. Come afferma lo studioso di performance vocali Patsy Rodenburg: “La respirazione corretta è il ponte tra corpo e mente"... e chi controlla il proprio respiro, controlla anche la propria ansia.
Oppure l’improvvisazione, fondamentale per allenare la flessibilità mentale e la creatività in situazioni impreviste. Studi condotti dalla Stanford Graduate School of Business, hanno dimostrato che la pratica dell'improvvisazione riduce la paura dell'incertezza e aumenta la fiducia in sé stessi. In un esperimento, i partecipanti che avevano seguito un corso di improvvisazione teatrale hanno mostrato una riduzione significativa dei livelli di ansia da prestazione rispetto a coloro che avevano seguito corsi tradizionali di public speaking. Invece di percepire l'incertezza come una minaccia, grazie al teatro, si impara a considerarla un'opportunità per esprimere il proprio potenziale e sperimentare nuove soluzioni.
La vita, come diceva Pirandello, è tutta una recita. E allora perché non portare questa consapevolezza nella realtà lavorativa, utilizzando il teatro come ponte tra finzione e realtà, per allenarsi a diventare attori migliori nel proprio ruolo professionale?
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- In presenza
- 31 gennaio 2025
- Frequenza da definire
- Da definire
- 3.0 ECTS
- 35 ore-lezione