Competenze comunicative e relazionali
Counselling: metodo, filosofia o professione? - Blog Formazione continua
SUPSI Image Default
- Diffondere
- Counselling: metodo, filosofia o professione?
Page Categories List
"Non è che accetti certi sentimenti del cliente e ne disapprovi altri; prova una accettazione positiva, non condizionata, nei suoi confronti. È un sentimento spontaneo, positivo, senza riserve e senza valutazioni; implica l’assenza di qualsiasi tipo di giudizio"
C. Rogers "La terapia centrata sul cliente"
C. Rogers "La terapia centrata sul cliente"
Il counseling può essere letto in questa triplice possibilità esistente fin dalla sua origine. Lo stesso Carl Rogers (psicologo statunitense, fondatore della "psicoterapia centrata sulla persona" e noto per gli studi sul counseling e la psicoterapia all'interno della corrente umanistica della psicologia, ndr) che illustra il counseling inizialmente come una tecnica di colloquio, accresce il suo modello con considerazioni che riguardano la postura professionale ed infine, la filosofia di vita che accompagna chi sposa i valori del counseling. Personalmente immagino il counseling come un modo di stare al mondo cioè come un modo di vedere sé stessi, l'altro, e la vita dove l’elemento relazionale e potenziante costituisce il suo fondamento.
Nel rapporto professionale l’empowerment si declina attraverso la relazione e la postura del counselor dove si attua quello che Vigotsky, in altro campo, definisce zona di sviluppo prossimale: lo sviluppo potenziale dell’individuo può trasformarsi in atto attraverso il sostegno di un adulto competente (scaffolding). L’impalcatura, appunto, che nasce dalla relazione in cui il professionista, attuando l’accettazione incondizionata permette al cliente l’esplorazione ed il consolidamento di nuove competenze ed affina la sua capacità di vedersi ed osservare e comprendere le motivazioni dell’altro ed una visione amplificata del mondo, elementi in potenza ma non attuati.
Nel rapporto professionale l’empowerment si declina attraverso la relazione e la postura del counselor dove si attua quello che Vigotsky, in altro campo, definisce zona di sviluppo prossimale: lo sviluppo potenziale dell’individuo può trasformarsi in atto attraverso il sostegno di un adulto competente (scaffolding). L’impalcatura, appunto, che nasce dalla relazione in cui il professionista, attuando l’accettazione incondizionata permette al cliente l’esplorazione ed il consolidamento di nuove competenze ed affina la sua capacità di vedersi ed osservare e comprendere le motivazioni dell’altro ed una visione amplificata del mondo, elementi in potenza ma non attuati.
Carl Ransom Rogers (8 gennaio 1902 – 4 febbraio 1987) è stato uno psicologo americano, considerato uno dei fondatori della psicologia umanistica e noto in particolare per la sua psicoterapia centrata sulla persona. Rogers è ampiamente riconosciuto come uno dei padri fondatori della ricerca in psicoterapia e nel 1956 ha ricevuto il Premio per i Contributi Scientifici Distinti dall'American Psychological Association (APA) per le sue ricerche pionieristiche.
L'approccio centrato sulla persona, sviluppato da Rogers per comprendere la personalità e le relazioni umane, ha trovato ampia applicazione in vari ambiti, come la psicoterapia e il counseling (terapia centrata sul cliente), l'educazione (apprendimento centrato sullo studente), le organizzazioni e altri contesti di gruppo. Per il suo lavoro professionale, nel 1972 ha ricevuto il Premio per i Contributi Professionali Distinti alla Psicologia dall'APA. In uno studio di Steven J. Haggbloom e colleghi, che ha utilizzato sei criteri tra cui citazioni e riconoscimenti, Rogers è stato classificato come il sesto psicologo più eminente del XX secolo e secondo tra i clinici, dopo Sigmund Freud. In un sondaggio del 1982 tra 422 psicologi statunitensi e canadesi, è stato considerato il più influente psicoterapeuta della storia (Freud è stato classificato al terzo posto).
Successivamente alla pubblicazione del suo libro “A Way of Being” avvenuta nel 1980 Rogers fu impegnato a mantenere la pace mondiale ed una cultura collaborativa. Nel 1985 riuscì a soddisfare questa ambizione riuscendo a portare 17 leader mondiali alla conferenza “La sfida dell’America Centrale” che si tenne in Austria. Gli ultimi anni della sua vita furono dedicati a mantenere la pace mondiale e ad evitare un conflitto nucleare. Morì il 4 febbraio del 1987 senza sapere che era stato appena candidato al Nobel per la Pace.
L'approccio centrato sulla persona, sviluppato da Rogers per comprendere la personalità e le relazioni umane, ha trovato ampia applicazione in vari ambiti, come la psicoterapia e il counseling (terapia centrata sul cliente), l'educazione (apprendimento centrato sullo studente), le organizzazioni e altri contesti di gruppo. Per il suo lavoro professionale, nel 1972 ha ricevuto il Premio per i Contributi Professionali Distinti alla Psicologia dall'APA. In uno studio di Steven J. Haggbloom e colleghi, che ha utilizzato sei criteri tra cui citazioni e riconoscimenti, Rogers è stato classificato come il sesto psicologo più eminente del XX secolo e secondo tra i clinici, dopo Sigmund Freud. In un sondaggio del 1982 tra 422 psicologi statunitensi e canadesi, è stato considerato il più influente psicoterapeuta della storia (Freud è stato classificato al terzo posto).
Successivamente alla pubblicazione del suo libro “A Way of Being” avvenuta nel 1980 Rogers fu impegnato a mantenere la pace mondiale ed una cultura collaborativa. Nel 1985 riuscì a soddisfare questa ambizione riuscendo a portare 17 leader mondiali alla conferenza “La sfida dell’America Centrale” che si tenne in Austria. Gli ultimi anni della sua vita furono dedicati a mantenere la pace mondiale e ad evitare un conflitto nucleare. Morì il 4 febbraio del 1987 senza sapere che era stato appena candidato al Nobel per la Pace.
In sostanza quello che accade ad opera del professionista non è solo aiutare la ricerca di soluzioni proprie del cliente, attraverso una capacità di spostare il proprio punto di vista e di attivare soluzioni creative, ma anche una sorta di psicoeducazione in cui, attraverso la relazione professionale, la persona si educa ad una visione dell’altro come portatore di significati propri che favoriscono una visione collaborativa che si trasla anche al di fuori dello studio professionale.
La metodologia diviene lo strumento accordato per operare questa sinfonia che facilita il processo e produce una trasformazione nel cliente e nel professionista. Il metodo, che non può essere improvvisato, è frutto di anni di formazione e di crescita personale che come spesso accade per le situazioni complesse facilita la semplicità: la relazione.
Il counselor opera in quello che il cliente avverte come un disagio relazionale, di forma non patologica; quindi, lo facilita a far leva su quelle che sono le potenzialità e le possibilità che la persona stessa non riesce a vedere immersa, come può essere, nella difficoltà.
Nel processo che si co-crea con il cliente la creatività è il modo attraverso cui attingere a soluzioni personalizzate e rispondenti ai bisogni emergenti del cliente in linea con la storia ed i significanti di quella persona. La creatività - come osserva Jerome Bruner -si esprime nell’abilità e nell’attitudine ad intuire in modo immediato possibili relazioni formali, prima ancora di saperle dimostrare in un orizzonte logico. L’atto creativo non è da considerarsi un evento singolo, ma un processo di interazione tra elementi cognitivi ed affettivi ed è composto da due fasi, una generativa in cui la mente creativa immagina una serie di nuovi modelli mentali come potenziali soluzioni ad un problema, e una esplorativa o valutativa in cui vengono valutate le diverse opzioni e poi viene selezionata quella migliore.
Per attuare un processo creativo e generativo nel counseling l’individuo necessita di avere dentro di sé due permessi: la possibilità di trasgredire da quelle che sono le strade consuete imposte dal conformismo ed il coraggio di poter trovare soluzioni rispondenti alla sua autenticità. Il counselor facilita questo processo creativo permettendo di creare lo spazio ed il tempo necessario per poter trovare le risorse ed il coraggio che rispondono a quello che la persona era destinata ad essere. L’autenticità implementa la concretezza: il trasferire in azione le consapevolezze acquisite favorisce un atteggiamento proattivo nella realtà sociale.
Rollo May parla di integrazione sociale definendola come la capacità del cliente di accettare di buon grado la responsabilità̀ sociale, dargli il coraggio che lo libererà̀ dal senso d’impotenza e aiutarlo a orientare i suoi sforzi verso scopi socialmente costruttivi Il professionista è un facilitatore ed un accompagnatore del processo. Nella narrazione di sé l’individuo scopre impliciti e possibilità che da solo non riuscirebbe ad esplorare; il professionista gli offre lo spazio dove, attraverso domande aperte e volte alla scoperta del significato, costruisce una visione di manageability che favorisce la trasformazione delle scoperte e delle consapevolezze in azione pratiche volte a modificare il suo agire nel mondo.
La metodologia diviene lo strumento accordato per operare questa sinfonia che facilita il processo e produce una trasformazione nel cliente e nel professionista. Il metodo, che non può essere improvvisato, è frutto di anni di formazione e di crescita personale che come spesso accade per le situazioni complesse facilita la semplicità: la relazione.
Il counselor opera in quello che il cliente avverte come un disagio relazionale, di forma non patologica; quindi, lo facilita a far leva su quelle che sono le potenzialità e le possibilità che la persona stessa non riesce a vedere immersa, come può essere, nella difficoltà.
Nel processo che si co-crea con il cliente la creatività è il modo attraverso cui attingere a soluzioni personalizzate e rispondenti ai bisogni emergenti del cliente in linea con la storia ed i significanti di quella persona. La creatività - come osserva Jerome Bruner -si esprime nell’abilità e nell’attitudine ad intuire in modo immediato possibili relazioni formali, prima ancora di saperle dimostrare in un orizzonte logico. L’atto creativo non è da considerarsi un evento singolo, ma un processo di interazione tra elementi cognitivi ed affettivi ed è composto da due fasi, una generativa in cui la mente creativa immagina una serie di nuovi modelli mentali come potenziali soluzioni ad un problema, e una esplorativa o valutativa in cui vengono valutate le diverse opzioni e poi viene selezionata quella migliore.
Per attuare un processo creativo e generativo nel counseling l’individuo necessita di avere dentro di sé due permessi: la possibilità di trasgredire da quelle che sono le strade consuete imposte dal conformismo ed il coraggio di poter trovare soluzioni rispondenti alla sua autenticità. Il counselor facilita questo processo creativo permettendo di creare lo spazio ed il tempo necessario per poter trovare le risorse ed il coraggio che rispondono a quello che la persona era destinata ad essere. L’autenticità implementa la concretezza: il trasferire in azione le consapevolezze acquisite favorisce un atteggiamento proattivo nella realtà sociale.
Rollo May parla di integrazione sociale definendola come la capacità del cliente di accettare di buon grado la responsabilità̀ sociale, dargli il coraggio che lo libererà̀ dal senso d’impotenza e aiutarlo a orientare i suoi sforzi verso scopi socialmente costruttivi Il professionista è un facilitatore ed un accompagnatore del processo. Nella narrazione di sé l’individuo scopre impliciti e possibilità che da solo non riuscirebbe ad esplorare; il professionista gli offre lo spazio dove, attraverso domande aperte e volte alla scoperta del significato, costruisce una visione di manageability che favorisce la trasformazione delle scoperte e delle consapevolezze in azione pratiche volte a modificare il suo agire nel mondo.
Secondo A. Antonovsky (1923-1994) padre della salutogenesi, Il Senso di Coerenza uno dei principali indicatori di salute è costituito dai tre sensi: comprensibilità, affrontabilità, significabilità.
Senso di comprensibilità. Questo si riferisce alla capacità di capire ciò che accade nel proprio ambiente e di riordinare gli avvenimenti all’interno di un quadro coerente. Chi capisce cosa gli sta accadendo riesce ad affrontare meglio le situazioni più difficili.
Senso di affrontabilità: secondo cui la sensazione di poter esercitare un controllo – seppur minimo – sugli eventi all’interno di situazioni difficili è strettamente legata alla consapevolezza di possedere le risorse necessarie per affrontare tali eventi. Esercitare un controllo aiuta a vivere meglio e in maniera più salutare.
Senso di significabilità: trovare un significato agli eventi che accadono genera una forte motivazione ad affrontare la vita e ad impegnarsi nelle cos
Senso di comprensibilità. Questo si riferisce alla capacità di capire ciò che accade nel proprio ambiente e di riordinare gli avvenimenti all’interno di un quadro coerente. Chi capisce cosa gli sta accadendo riesce ad affrontare meglio le situazioni più difficili.
Senso di affrontabilità: secondo cui la sensazione di poter esercitare un controllo – seppur minimo – sugli eventi all’interno di situazioni difficili è strettamente legata alla consapevolezza di possedere le risorse necessarie per affrontare tali eventi. Esercitare un controllo aiuta a vivere meglio e in maniera più salutare.
Senso di significabilità: trovare un significato agli eventi che accadono genera una forte motivazione ad affrontare la vita e ad impegnarsi nelle cos
Il senso di affrontabilità (manageability) costituisce una delle tre componenti che formano il senso di coerenza di Antonovsky. Il padre della salutogenesi offre un paradigma in linea con i valori e la filosofia del counseling. Il dare un significato agli eventi che accadono (understandibility) trovando il senso (meaningfulness) e le risorse per affrontarle descrive il processo che si attua nella relazione professionale. Nello stesso tempo esso costituisce anche un’educazione affettiva relazionale che il cliente opera su di sé e permane oltre e dopo il rapporto professionale. Il tempo serve per permettere la creazione di quella fiducia necessaria per operare delle trasformazioni. Il tempo delle fiducia nel counseling ha tre aspetti: Chronos inteso come sequenza, come tempo lineare; Kairos come tempo del significato, del senso soggettivo ed infine il tempo del Possibile, della creazione ; nella relazione le tre dimensioni si combinano tra di loro e ciascuna attinge vita e consistenza dalla continua relazione con le altre, che viceversa, considerate a se stanti, risulterebbero prive di reale esistenza.
In sostanza, la relazione professionale esprime nella sua essenza la sua stessa metodologia ma non può esimersi da una visione della vita e dell’uomo che esula dal setting professionale: l’individuo, nella sua dimensione sociale, è creatore di significati individuali che possono coesistere in una visione collaborativa dove la diversità diviene confronto e possibilità di attingere a soluzioni creative, in onore di quella cultura della pace che Carl Rogers aveva così tanto perseguito.
In sostanza, la relazione professionale esprime nella sua essenza la sua stessa metodologia ma non può esimersi da una visione della vita e dell’uomo che esula dal setting professionale: l’individuo, nella sua dimensione sociale, è creatore di significati individuali che possono coesistere in una visione collaborativa dove la diversità diviene confronto e possibilità di attingere a soluzioni creative, in onore di quella cultura della pace che Carl Rogers aveva così tanto perseguito.
Convegno internazionale
Un'occasione per approfondire la funzione e significato del counselling e i contesti nei quali può operare.