A cura di Donatella Oggier Fusi e Alice Panzera Biaggi
Mauro Martinoni: nel ricordo di farfalle e di prati da coltivare - DEASS
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Mauro Martinoni ha promosso una pedagogia inclusiva centrata sulla persona e sulle sue potenzialità. Con la metafora della farfalla, invita a vedere oltre le difficoltà, creando contesti favorevoli allo sviluppo. L’educazione diventa così un processo relazionale che valorizza differenze, responsabilità condivise e inclusione come percorso continuo.
Nel panorama della pedagogia speciale in Ticino, Mauro Martinoni ha rappresentato una figura chiave che ha contribuito al passaggio da un modello centrato sul deficit a una visione inclusiva e relazionale dell’educazione. Psicologo e pedagogista, tra i promotori delle strutture per l’educazione speciale e dell’inclusione scolastica, ha posto al centro del suo lavoro la persona nella sua interezza.
Una delle immagini più evocative del suo pensiero è quella della farfalla. Martinoni invita l’educatore ad “allenare l’occhio a vedere nel bambino la farfalla che verrà” (Martinoni, s.d.). Questa metafora racchiude un principio fondamentale della pedagogia speciale contemporanea: ogni bambino, indipendentemente dalle difficoltà, reca in sé delle potenzialità sempre in evoluzione.
In questa prospettiva, l’infanzia non è un tempo da correggere o normalizzare, ma uno spazio di sviluppo da accompagnare. La disabilità non viene più letta come limite individuale, bensì come risultato dell’interazione tra persona e ambiente. È l’ambiente educativo che deve trasformarsi per accogliere e valorizzare le differenze (Sapere Quotidiano, 2023). La metafora della farfalla diventa così un dispositivo pedagogico potente: invita a uno sguardo prospettico, capace di vedere oltre l’immediato. L’educatore non “plasma”, ma crea condizioni affinché il bambino possa svilupparsi secondo traiettorie proprie. Insegnare e imparare, in questo senso, rappresentano dei processi reciproci e relazionali e mai unidirezionali (Martinoni, s.d.).
Nel contesto dell’inclusione, questo approccio implica un cambiamento radicale: non è il bambino a doversi adattare alla scuola, ma è la scuola a dover diventare un ambiente flessibile, accessibile e capace di riconoscere la diversità come risorsa. L’inclusione, infatti, non è uno stato raggiunto, ma un processo continuo che coinvolge educatori, famiglie e comunità (Sapere Quotidiano, 2023).
La lezione di Martinoni è quindi profondamente attuale. In un tempo in cui l’infanzia rischia di essere letta attraverso etichette e diagnosi, la sua pedagogia delle farfalle ci ricorda che educare significa, prima di tutto, saper vedere ciò che ancora non è, ma può diventare.
Onoriamo la sua memoria con un breve estratto dal suo libro “Nessuno nasce imparato”, una lettura caldamente consigliata per chi, come noi, sa che imparare non è mai un traguardo, ma un cammino che non si esaurisce all’interno di un’aula, ma che attraversa spazi, prati e confini e dura tutta la vita.
Quando cerchi di afferrare una farfalla ti resta solo un po’ di polverina sulle dita e una farfalla morta in mano.
Lo stesso capita quando pensi di “afferrare” l’essenza di una persona, la verità di una attività pedagogica, magari con un formulario, tipo gestione della qualità. Un po’ di polverina e una triste cosa morta.
Le farfalle di solito non si allevano. Se si vuole vederle volare in giardino bisogna piantare i fiori, cioè creare le condizioni favorevoli. Non si può “integrare” una persona disabile in modo diretto, magari con un atto amministrativo: bisogna creare le condizioni affinché il disabile, i suoi compagni, il controllore del bus, la commessa del negozio si sentano parte di una stessa solidarietà. Piantare fiori, aspettare le farfalle e poi godere dei loro movimenti e della loro libertà.
Sulle nostre scrivanie, nelle nostre classi compaiono bruchi, non farfalle.
Bisogna allenare l’occhio a non vedere il bruco, ma la farfalla che verrà. Ogni tanto la diagnosi, l’osservazione, la misura si limita al bruco e impedisce di vedere la farfalla.
Il bambino capisce se lo vedi come bruco o come farfalla e si comporta di conseguenza.
Formare un educatore vuol dire allenarlo a veder farfalle. Poi, ogni tanto, i bruchi non diventano farfalle e le farfalle sono velenose.
Ma le metafore restano appunto perché sono metafore e non realtà.
Una delle immagini più evocative del suo pensiero è quella della farfalla. Martinoni invita l’educatore ad “allenare l’occhio a vedere nel bambino la farfalla che verrà” (Martinoni, s.d.). Questa metafora racchiude un principio fondamentale della pedagogia speciale contemporanea: ogni bambino, indipendentemente dalle difficoltà, reca in sé delle potenzialità sempre in evoluzione.
In questa prospettiva, l’infanzia non è un tempo da correggere o normalizzare, ma uno spazio di sviluppo da accompagnare. La disabilità non viene più letta come limite individuale, bensì come risultato dell’interazione tra persona e ambiente. È l’ambiente educativo che deve trasformarsi per accogliere e valorizzare le differenze (Sapere Quotidiano, 2023). La metafora della farfalla diventa così un dispositivo pedagogico potente: invita a uno sguardo prospettico, capace di vedere oltre l’immediato. L’educatore non “plasma”, ma crea condizioni affinché il bambino possa svilupparsi secondo traiettorie proprie. Insegnare e imparare, in questo senso, rappresentano dei processi reciproci e relazionali e mai unidirezionali (Martinoni, s.d.).
Nel contesto dell’inclusione, questo approccio implica un cambiamento radicale: non è il bambino a doversi adattare alla scuola, ma è la scuola a dover diventare un ambiente flessibile, accessibile e capace di riconoscere la diversità come risorsa. L’inclusione, infatti, non è uno stato raggiunto, ma un processo continuo che coinvolge educatori, famiglie e comunità (Sapere Quotidiano, 2023).
La lezione di Martinoni è quindi profondamente attuale. In un tempo in cui l’infanzia rischia di essere letta attraverso etichette e diagnosi, la sua pedagogia delle farfalle ci ricorda che educare significa, prima di tutto, saper vedere ciò che ancora non è, ma può diventare.
Onoriamo la sua memoria con un breve estratto dal suo libro “Nessuno nasce imparato”, una lettura caldamente consigliata per chi, come noi, sa che imparare non è mai un traguardo, ma un cammino che non si esaurisce all’interno di un’aula, ma che attraversa spazi, prati e confini e dura tutta la vita.
Quando cerchi di afferrare una farfalla ti resta solo un po’ di polverina sulle dita e una farfalla morta in mano.
Lo stesso capita quando pensi di “afferrare” l’essenza di una persona, la verità di una attività pedagogica, magari con un formulario, tipo gestione della qualità. Un po’ di polverina e una triste cosa morta.
Le farfalle di solito non si allevano. Se si vuole vederle volare in giardino bisogna piantare i fiori, cioè creare le condizioni favorevoli. Non si può “integrare” una persona disabile in modo diretto, magari con un atto amministrativo: bisogna creare le condizioni affinché il disabile, i suoi compagni, il controllore del bus, la commessa del negozio si sentano parte di una stessa solidarietà. Piantare fiori, aspettare le farfalle e poi godere dei loro movimenti e della loro libertà.
Sulle nostre scrivanie, nelle nostre classi compaiono bruchi, non farfalle.
Bisogna allenare l’occhio a non vedere il bruco, ma la farfalla che verrà. Ogni tanto la diagnosi, l’osservazione, la misura si limita al bruco e impedisce di vedere la farfalla.
Il bambino capisce se lo vedi come bruco o come farfalla e si comporta di conseguenza.
Formare un educatore vuol dire allenarlo a veder farfalle. Poi, ogni tanto, i bruchi non diventano farfalle e le farfalle sono velenose.
Ma le metafore restano appunto perché sono metafore e non realtà.
Riferimenti bibliografici
Martinoni, M. (2021). Nessuno nasce imparato: Le persone e le cose che mi hanno imparato, mi hanno insegnato. Casagrande.Martinoni, M. (s.d.). Scritti e contributi sulla pedagogia speciale. CFS Editore.
RSI (2025). 1975–2025: mezzo secolo di innovazione nell’educazione speciale.
Sapere Quotidiano. (2023). Pedagogia speciale e inclusione: modelli e prospettive. https://www.saperequotidiano.it